Mistero sciocco. Banali automatismi e scelte complesse

Commento in margine alla mobilità tardiva


07 Aprile 2017 | di Stefano Battilana

Mistero sciocco. Banali automatismi e scelte complesse Le decisioni politiche volteggiano sopra le nostre teste e atterrano quando meno te lo aspetti. Per il mondo della scuola si poteva almeno prevedere una costante stagionale: la persistenza agostana, quando il popolo è in vacanza, dell’emanazione dei provvedimenti governativi. Ora, non esistendo più neppure le mezze stagioni, questa tempistica estiva si è dilatata alle vacanze, natalizie o pasquali che siano, ma il problema della repentinità dei provvedimenti che fa seguito a un lungo periodo di totale indeterminatezza e silenzio rimane. Ad esempio basti vedere il percorso dell’attuale mobilità, fra Natale scorso, con un accordo politico siglato lo scorso 28 dicembre e Pasqua prossima, dove probabilmente troverà conclusione, con una ristretta finestra di opportunità di sole due settimane per le domande e con seri rischi di falsa partenza per l’anno scolastico prossimo, come già avvenuto per l’anno passato...
 
Ma perché la gestazione dei provvedimenti normativi del MIUR (ci limitiamo a quelli...) appare così esoterica, per poi sgravarsi con la frettolosità di un parto prematuro? Perché pare che la fucina della politica stia temprando decisioni ponderatissime, quando invece si sta trascinando in velate incertezze, per poi tutto risolvere in algoritmi fatti in urgenza e pieni di errori? Perché la nascita dei decreti ministeriali segue un andamento carsico, per cui argomenti di interesse assai diffuso (mobilità, concorso dirigenti, TFA, tanto per fare qualche esempio...) si inabissano mediaticamente (per lunghi periodi non ne parla più nessuno...), per poi ricomparire sgorgando all’improvviso? Ci fermiamo qui con le domande, avendo ormai assolto al compito filosofico del porre questioni, ma ci rimane un’ansia di spiegazione, che vorremmo soddisfare.
 
In realtà, non ci pare di vedere meditazione in queste lunghe attese a scatola chiusa, ma piuttosto l’istinto a tergiversare, a nascondere i problemi nella sabbia, forse sperando che si mummifichino. Alla fine rimane, come all’inizio, la strada che era già tracciata: l’applicazione della legge, si tratta solo di scegliere quale (qui forse sta il dibattito nelle segrete stanze). Ultimamente va di moda la 107, questa enorme legge delega di un unico articolo, che si è costituita una fortezza legislativa attorno, arroccandosi a legge speciale e non emendabile, in base al Comma 196 che stabilisce l’esclusione di qualsiasi ulteriore modifica pattizia. Questo fa sì che gli istituti più sciocchi, quelli che tutti vorrebbero abolire come il governo farà coi voucher, ad esempio il Bonus docenti e la chiamata per competenze, fra i motivi principali dell’impopolarità della Buonascuola, restino, a dispetto di tutti, anche del Ministro, che li vorrebbe emendare. Si tergiversa, si tergiversa, poi alla fine, se non cambierà la legge, dovranno essere espulsi, in fretta e furia, come gattini ciechi. In conclusione, è la politica che abdica al proprio ruolo e si comporta come semplice amministrazione, la quale, burocraticamente, deve prima applicare le leggi e poi, ma solo in subordine, onorare i contratti.
 
Ora c’è la primazia della legge (siamo ancora pienamente nell’era brunettiana), prima c’era più mediazione, forse più compromessi, da cosiddetta Prima Repubblica, anche “ammuina” se volete, ma di certo maggiore buon senso: le circolari interpretative eccedevano mentre adesso latitano, ma erano utili: la politica lasciava spazio all’amministrazione, mentre invece ora entrambe sono sottomesse all’atto dovuto, nonché al visto di conformità del Bilancio. Ecco l’arcano, ben poco misterico ma molto banale, di questi lunghi silenzi che riguardano i provvedimenti normativi: se ne parla, si definiscono accordi, regolamenti, bozze e poi il fiume carsico dell’informazione e del confronto si inabissa, per lungo tempo, salvo ricomparire, ogni tanto, con andamento inaspettato e episodico. Alla fine troverà la sua risorgiva, dilagando in superficie, in tempi quasi mai opportuni e sempre tardivi. Ecco il mistero svelato: se non se ne parla, non pensate chissà cosa, vuol dire che neppure si fa nulla...
 
                                                                               Montesquieu


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